Tutti i benefici del retrofit illuminotecnico

lampadine retrofit illuminazione colorata

Le opportunità offerte oggi dalle nuove tecnologie optoelettroniche.

Gli interventi di riqualificazione ed efficientamento degli impianti di illuminazione esistenti – interventi definiti oggi col termine “retrofit” illuminotecnico – hanno in comune la conservazione della rete di distribuzione dell’energia elettrica con i dispositivi di protezione e di controllo. Di solito si mantiene anche la dislocazione degli apparecchi, evitando così gli oneri dovuti ai lavori edilizi su pareti, soffitti e pavimenti per nuove tracce e ancoraggi. Il retrofit prevede, invece, la sostituzione delle sorgenti luminose installate (relamping), oppure il ricambio degli apparecchi con i relativi comandi di accensione, spegnimento e regolazione. Parliamo di un’ampia gamma di operazioni parziali sugli impianti – ritenuti obsoleti o poco funzionali – che tendono a modificarli in modo da ottenere migliori prestazioni con benefici di ordine sia economico che funzionale.

Figura 1) Lampade integrate a tecnologia LED per diffusione e proiezione della luce (documentazione e produzione VERBATIM).

Relamping: l’intervento più semplice ed economico

Il caso più comune di retrofit consiste nella semplice sostituzione delle lampade alloggiate all’interno degli apparecchi. Buoni risultati si ottengono con le sorgenti a tecnologia LED, le lampade integrate (Figure 1 e 2), prodotti che incorporano il sistema di alimentazione, al posto delle vecchie lampade a filamento incandescente normali o a ciclo di alogeni. Le lampade integrate hanno gli stessi attacchi e gli ingombri sono molto simili o identici. Si passa da efficienze dell’ordine dei 12-20 lm/W a valori ben superiori, oltre i 120 lm/W. I consumi di energia elettrica si riducono a circa un decimo. In questi casi il tempo di ritorno dell’investimento, per l’acquisto e l’installazione dei nuovi prodotti, è breve: indicativamente non superiore ai due anni, in funzione dei consumi elettrici.

Risulta meno conveniente, in termici puramente economici, la stessa operazione di ricambio quando le lampade in funzione sono del tipo a fluorescenza o a ioduri metallici, considerato che la loro efficienza oscilla tra i 70 e i 90 lm/W. Sono rilevanti, d’altro canto, i vantaggi in termini qualitativi (migliore resa cromatica, eliminazione delle emissioni IR e UV), insieme a quelli manutentivi dovuti alla lunga durata di vita dei diodi luminosi. Volendo incrementare la portata dei vantaggi, in questi casi conviene prendere in considerazione la sostituzione degli apparecchi con modelli forniti di moduli LED dalle efficienze assai superiori (indicativamente oltre i 180 lm/W) e maggiore durata di vita.

Figura 2) Tubi luminosi a tecnologia LED con involucri di protezione diffusori e trasparenti (documentazione e produzione ERVAN).

Compatibilità impiantistica

E’ buona regola, nella fase di progettazione del relamping, valutare attentamente la questione della compatibilità fisica tra le lampade che si intende reinstallare e gli apparecchi che devono accoglierle. Innanzitutto occorre verificare che le dimensioni e i pesi siano compatibili con il vano interno e la struttura dell’apparecchio. I loro attacchi devono essere adatti per i portalampada esistenti.

La nuova sorgente LED genera una minore quantità di calore, avendo un’alta efficienza energetica, e pertanto, a sostituzione avvenuta, il regime termico è meno severo. L’apparecchio si riscalda meno e si riduce l’effetto camino grazie al minore flusso di aria ascendente. In ambienti polverosi questo minor flusso in risalita contribuisce ad attenuare la circolazione dell’aria e quindi contrasta il propagarsi delle sostanze inquinanti nello spazio interno.

Un’ulteriore importante avvertenza concerne la compatibilità elettrica, un punto critico che può portare alla decisione di sostituire non solo le lampade ma tutti gli apparecchi. Si deve considerare, infatti, che quando si progetta e si realizza un apparecchio di illuminazione vengono scelte e utilizzate uno o più tipi di sorgenti luminose e per ogni selezione il prodotto viene sottoposto a una serie di prove di laboratorio per ottenere la certificazione di conformità alle norme tecniche vigenti. Se questa componente fondamentale – la sorgente luminosa – viene sostituita con un modello non contemplato, si invalida la certificazione di conformità perché cambiano le condizioni di funzionamento dell’apparecchio.

Volendo dunque mantenere il valore di garanzia della certificazione occorre rivolgersi al fabbricante o, in sua mancanza ad un ente o istituto competente in materia (un laboratorio certificato), e richiedere un nuova certificazione o un attestato in cui si dichiari che l’intervento di retrofit non modifica le condizioni di funzionamento e quindi rispetta i dettami delle norme tecniche. Nel caso del retrofit eseguito su apparecchi equipaggiati con tubi fluorescenti a doppio attacco viene in aiuto La Norma CEI EN 62776, pubblicata nell’agosto del 2015 dal titolo “Lampade a LED a doppio attacco per la sostituzione di lampade fluorescenti lineari – Specifiche di sicurezza”. La Norma definisce quali caratteristiche deve avere un tubo LED per essere sostituito a una lampada fluorescente lineare con il mantenimento della validità della certificazione originaria.

Con il retrofit aumenta l’efficienza globale

I vantaggi di ordine economico che è possibile ottenere con il retrofit sono tanto più consistenti quanto più è elevato il divario tra le efficienze luminose e le durate di vita tra le nuove sorgenti e quelle destinate ad essere sostituite. Come si è detto, la sola sostituzione delle lampade è già un provvedimento che può offrire concreti vantaggi, ma, a fronte di un maggiore investimento si ottengono benefici più rilevanti con l’installazione di nuovi apparecchi. Ci si avvantaggia di una maggiore efficienza globale. Con questo termine si intende la somma delle efficienze delle sorgenti, della resa energetica dei loro alimentatori e del rendimento luminoso dell’eventuale ottica, cioè del rapporto tra il flusso luminoso in uscita dall’apparecchio e il flusso generato dalle sorgenti al suo interno (Figura 3 ).

Si deve infine ricordare che, oltre all’efficienza globale e alla durata di vita, ci sono altre ragioni che giustificano gli interventi di retrofit. Come è noto, le tradizionali lampade a filamento incandescente, a seguito della Direttiva Europea Eco-Design Eup in applicazione dal 2009 con termine nel 2018, non sono più prodotte né commercializzate nel continente europeo. Il retrofit diventa un’operazione indispensabile per poter continuare ad utilizzare gli impianti in cui sono presenti lampade di vecchia e superata concezione.

Oltre a consumare meno energia e a durare di più, le nuove sorgenti a tecnologia optoelettronica (LED e OLED) sono prive di sostanze nocive per l’uomo e l’ambiente. Si è detto del regime termico dell’apparecchio, ma in tema di energia dispersa bisogna considerare che la lampada LED in pratica non emette radiazioni infrarosse e ultraviolette, pertanto l’irraggiamento termico è ridotto a vantaggio del comfort ambientale e della salvaguardia degli oggetti illuminati. Nel complesso sono molte le ragioni che inducono ad affermare che il retrofit illuminotecnico, pur tra tanti condizionamenti, limiti e vincoli, è un’operazione che può offrire concreti benefici.

Figura 3) Apparecchi diffusori a sospensione equipaggiati con moduli LED lineari ad alta efficienza globale (documentazione e produzione LED ITALY).

Articolo redatto da Arch. G. Forcolini

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