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Architettura Sensoriale: la luce è iper-materia che determina l’esperienza dello spazio

Architettura Sensoriale: la luce è iper-materia che determina l’esperienza dello spazio

“Inaugurare la rubrica ‘Masters of Lights’ è per me un onore che sancisce la visione condivisa con LED Italy, un’azienda capace di guardare oltre il prodotto per abbracciare l’evoluzione culturale della luce. Il tour che abbiamo appena concluso insieme, Deep Water Light, ci ha visti esplorare le ‘acque profonde’ del pool lighting, analizzando il dialogo tecnico e teorico-scientifico tra luce e acqua. Sulla scorta del grande interesse riscosso dagli insoliti temi proposti, inizio questo viaggio con una riflessione che alza il sipario su una comprensione più consistente dell’affascinante elemento luce. “

Patrizia Stella De Masi

Architettura Sensoriale: la luce è iper-materia che determina l’esperienza dello spazio

Vi invito ad abbandonare per un istante l’idea della luce come una commodity che, premendo facilmente un pulsante, appare e ci fa vedere,ocomeun esaltatore estetico del nostro personale compiacimento, o come una tendenza di design.

Partiamo da una premessa diversa, ma per niente nuova. La luce è una radiazione elettromagnetica: questa evidenza è sufficiente di per sé a cambiare drasticamente la narrativa su cosa è la luce e come collocarla con precisione nel contesto del nostro vivere quotidiano e della nostra professione, laddove ci interfacciamo con questo elemento.

Al pari dell’architettura – che considero un iper-metodo, ovvero una consapevolezza applicata che comprende la radice della regola e sa quando e come evolverla – la luce va intesa come iper-materia. Mi riferisco in particolare alla luce solare, elemento primordiale antico di oltre 4 miliardi di anni, che ha plasmato le regole della vita sulla Terra, compresa la nostra. Per comprendere a fondo questa premessa dobbiamo scavare alla radice della nostra biologia.

Il Codice Primordiale: come la luce solare ha ingegnerizzato la biologia umana e il ritmo circadiano

La relazione con la nostra Stella Mater è un legame che ha letteralmente ingegnerizzato la struttura biologica umana e il suo ritmo scandito dall’alternanza buio-luce, comprese tutte le nuance di passaggio. Questo orologio biologico comanda a sua volta i tempi di attivazione, la natura e la consistenza del nostro stato d’essere, sia esso positivo o negativo. Il dogma qui sottinteso è che la luce solare rappresenta ad oggi, e lo sarà anche in futuro, il più importante regolatore biologico della vita sulla Terra.

Ignorare questa evidenza nel management della luce e dell’illuminazione artificiale, equivale ad esporsi o a creare irresponsabilmente scenari improvvisati senza alcuna base di coerenza, seguendo piuttosto logiche diverse da quella del benessere. Ma cos’è il benessere? A questa domanda in genere segue il silenzio, perché sebbene tutti ne percepiamo la presenza o l’assenza, la definizione non è immediata. Ma ancor più importante è capire cosa genera il benessere.

L’Intelligenza Emozionale è più sapiente di quella razionale

La percezione sensoriale è il nostro sofisticato apparato di esplorazione e analisi dell’ambiente in cui ci muoviamo. È un’intelligenza remota che si è sviluppata ben prima di quella razionale, e ad oggi rimane il motore operativo primario incastonato nel nostro sistema limbico, direttamente collegato al cosiddetto sistema “rettiliano” – il primo in linea di evoluzione – con cui tutela le condizioni di sopravvivenza. Stiamo parlando delle due stanze di controllo che per il 99% dei casi determina il nostro comportamento scavalcando a piè pari la razionalità. Questo concetto è ben noto alle agenzie di intelligence internazionali, ad esempio per la messa a punto di strategie di psy-op. In questo centro operativo super sofisticato il segnale luminoso è al vertice della catena di comando, in quanto ha il potere di condizionare l’innesco della maggior parte di reazioni biochimiche cellulari.


Concetti come bellezza e armonia, malessere e disagio non sono astrazioni concettuali o stati d’animo casuali: sono il risultato delle reazioni all’analisi operata in base a codici consolidati che permettono al nostro cervello di capire istantaneamente se un ambiente è sicuro, accogliente, straordinario o il contrario di tutto ciò. In altre parole, ci sentiamo bene quanto il centro di comando ci conferma che l’ambiente è sicuro.

Questa premessa inizia a rivelare come la luce artificiale – o elettrica, secondo la recente classificazione normativa – arrivata nel percorso evolutivo umano solo qualche microsecondo cosmico fa, per sua stessa natura non è coerente con il sistema operativo umano per diversi motivi. Esploriamone insieme alcuni.

Assetto elettromagnetico: la criticità della componente blu e la lezione di Nakamura

Il primo aspetto da considerare è il distorto assetto elettromagnetico della luce artificiale rispetto alla radiazione solare. Una delle criticità ormai di dominio pubblico è insita nella predominante componente “blu” presente nella maggior parte delle tecnologie LED. Questa evidenza è stata precisata proprio dal premio Nobel Shūji  Nakamura, ingegnere e ricercatore in microelettronica, che nel 2014 ottenne il prestigioso riconoscimento per l’invenzione di diodi a luce blu ottenendo fonti di luce bianca brillante con un considerevole impatto sul risparmio energetico. E fu lui il primo a mettere a punto una tecnologia LED che si avvicina alla curva spettrofotometrica solare, ammettendo che solo quest’ultima è biocompatibile.

La scienza medica inizia a parlare di malattie da desincronizzazione, facendo luce su come molti sintomi di patologie legate allo stress, alla degenerazione cellulare e allo squilibrio ormonale siano in gran parte riconducibili all’ esposizione incoerente alla radiazione luminosa, in particolar modo quella artificiale. Basti riflettere su come, nell’arco di una giornata, la maggior parte della popolazione mondiale, affetta da quella che definisco sindrome di Las Vegas, si espone volontariamente a più luce artificiale che quella naturale – perché almeno quest’ultima ad un certo punto si spegne.

Paradossalmente la luce ad incandescenza, la cui produzione è stata abolita nel 2011 per la direttiva europea EUP (Energy Using Products) 2005/32/EC, ad oggi rimane la più biocompatibile tra quelle inventate dall’uomo, proprio per la consistente presenza di frequenza infrarossa che scaldava non solo a livello termico ma anche l’animo: si è scoperto infatti che la radiazione infrarossa è implicata ad esempio nel processo di rigenerazione cellulare e il nostro organismo lo riconosce ad istinto – a proposito di benessere. Chiedetelo ad una Turritopsis Nutricula!

Progettazione random dell’illuminazione: AI, simulazioni e l’illusione del risultato senza design

Il secondo impatto negativo arriva dall’approccio progettuale random nei confronti della configurazione dello schema luce naturale-luce artificiale. Questo è dovuto alla scarsa attenzione o disinteresse verso la reale funzione della luce rispetto ad altre istanze dettate dalla velocità di esecuzione, ad esempio, o dai trend sociali ed economici in eterno mutamento, che nulla hanno a che fare con un risultato ad impatto positivo sulla collettività.

A tal proposito, avrete forse notato come nei cataloghi di illuminazione le immagini sono il più delle volte realizzate in ambienti diurni o in cui sono presenti altre fonti di illuminazione: ciò impedisce di comprendere la effettiva performance dell’apparecchio nell’erogazione della luce, ingannando l’occhio dell’osservatore sull’appeal del contesto appositamente creato.

Un’altra pericolosa tendenza che sta emergendo negli ultimi anni è l’utilizzo dell’AI per velocizzare la definizione dello scenario finale, pretendendo che la fase di progettazione sia del tutto inutile. Parallelamente, accade sempre più spesso che una simulazione dell’ambiente illuminato venga richiesta dal committente ancor prima della firma del contratto di collaborazione, o comunque prima che il concept progettuale sia stato messo a punto. La conseguenza che si osserva è una committenza sempre più inebriata da immagini pescate nel web, e sempre più dispotica sul pretendere lo stesso identico risultato – quasi mai raggiungibile. Un placebo sociale, una follia competitiva che sta schiacciando il significato stesso di bellezza e benessere.
Concordo col mio collega e amico Luc Lafortune, Lighting Designer e genio creativo del Cirque du Soleil, quando dice “Imitation is cheap”.

L’illuminazione non si risolve con una tecnologia o con una simulazione, quand’anche siano perfette: nell’equazione teorica che sempre propongo nei miei speech, il miglior cioccolato sul mercato sta ad una torta di alta cucina come la migliore tecnologia sta al Lighting Design. Come implicito nella parola stessa “design”, il processo di illuminazione inizia con una progettazione ragionata e contestualizzata, richiede capacità di analisi e visione, metodo e conoscenza tecnica e tecnologica, e non è affatto un valore aggiunto: è il valore primario.

Ce lo ricordano i grandi maestri dell’architettura come Alvar Aalto, che concepì il suo intero approccio sulla percezione della materia costruita intorno alla luce, e che disegnava schemi fotometrici a mano nelle sue planimetrie bilanciando la luce naturale con quella artificiale, a cui dedicava design customizzati basati sulla distribuzione della luce e non tanto sull’estetica dell’apparecchio, che pur risultava ammirevole.

Ce lo ricorda Leonardo da Vinci nel “Trattato della Pittura”, quando parla della “luminazione con la magistralità di chi ha conquistato ogni segreto della percezione visiva, che può dettagliare la preparazione di un ambiente ottimale di luce per poter generare la luce perfetta nell’opera, e arrivare a suggerire quale “lume interno” e quale “lume esterno”, ovvero calibrare la luce rappresentata nell’opera e quella richiesta per la sua migliore fruizione.

Questo è Lighting Design!

Creatività in via di estinzione: le radici teatrali del Lighting Design

La luce è una materia progettuale di incomparabile carisma, nella sua essenza e nelle sue potenzialità. Quando si è rapiti dalla passione per essa, ci si rassegna benevolmente a seguirla in un viaggio appassionante verso infiniti scenari. La luce rimbalza, e la luce attraversa. La luce si contamina nel suo cammino, prima di arrivare al nostro occhio, e la luce crea anche l’apparente assenza di sé nelle ombre. La luce non esaurisce mai la prospettiva creativa.

Non meraviglia che l’arte della luce sia nata nel teatro, luogo dove la catarsi dell’emozione è chirurgicamente costruita sulla sensorialità. È interessante ripercorrere in che modo alcune autorevoli personalità della creazione teatrale hanno modellato l’arte della percezione attraverso la luce.
Richard Wagner, compositore, poeta, regista teatrale, direttore d’orchestra, nel 1876 fu il primo ad imporre il buio in sala come reset dei sensi per preparare il mondo reale (il pubblico) al mondo del sogno (il palco), rendendo la luce l’unico ponte tra lo spettatore e l’opera.
Adolphe Appia, scenografo svizzero considerato da molti il vero padre del lighting design moderno, con la sua “poetica del vuoto” concepiva la luce solo tridimensionale specchiando la natura dello spazio in cui fluisce, e un elemento che deve variare come una partitura musicale nel silenzio.
Nella visione di Edward Gordon Craig – attore, scenografo regista e teorico del teatro britannico – la luce non era tanto funzionale ad illuminare l’attore, quanto a creare lo spazio psicologico dell’opera dove la luce stessa diventa la scenografia.
Jean Rosenthal, pioniera newyorkese del Lighting Design teatrale in America, fu la prima ad introdurre l’uso dei colori per ammorbidire le ombre, e definì una metodologia di lavoro calibrata sull’analisi del testo, lo studio del movimento e la rigorosa applicazione della tecnica di illuminazione.

Riportando lo sguardo sulla scena contemporanea, è chiaro come queste straordinarie attitudini si sono rarefatte nel tempo. Vedo una probabile causa per tale sintomo nella scarsa volontà di dedicare tempo all’approfondimento culturale, all’esplorazione analitica, al coraggio di addentrarsi in una visione più alta. Ma non tutto è perduto: rimane una piccola scintilla ancora viva nel mondo professionale, che ad esempio in AILD stiamo coltivando perché diventi la nuova autorevole normalità nel servizio alla collettività.

Alla luce dei fatti: Il Lighting Design è il game changer

Concludendo, l’architettura sensoriale è la traiettoria più precisa ed entusiasmante del futuro, e la luce ne è il principio dominante.
Scienza, tecnica e tecnologia stanno velocemente evolvendo nell’esplorazione di queste affascinanti tematiche per realizzare una migliore interazione in particolare con la luce artificiale. In questo scenario, vi è sempre maggiore condivisione sul fatto che configurare la luce e l’illuminazione negli spazi di vita umana è una responsabilità demandabile solo a professionisti specializzati, definiti da un’equazione complessa di rigore scientifico, creatività e tecnica, che risulta nel saper progettare ambienti luminosi che siano biologicamente sicuri e godibili per armonia e bellezza. Quando il Lighting Design abbraccia questa consapevolezza, diventa un autentico game changer per l’esperienza spaziale.

L’ AILD, Associazione Italiana Lighting Design, che ho l’onore di presiedere,ha intrapreso diversi anni faun percorso distrutturazione del settore professionale del Lighting Design, con l’obiettivo di arrivare ad un inquadramento condiviso di ruoli, competenze e regole, esuperare in tal modo l’autodidattismo e il dannoso fenomeno dell’improvvisazione professionale. Quella che era nata come una sfida è oggi una comunità solida e in costante dialogo, capace di elevare le competenze di ogni associato nei molti ambiti applicativi della progettazione della luce. AILD rappresenta infatti l’unica realtà italiana che raggruppa i professionisti di ogni specializzazione nel Lighting Design, i quali, con passione e perseveranza, hanno contribuito a scolpire nel tempo l’identità di questa magnifica professione.

Testo a cura di:

Patrizia Stella De Masi
Architetto, Senior Lighting Designer PHOTONIKA, Presidente AILD

Leggi le testimonianze dei nostri clienti ed esperti del settore che hanno collaborato con noi in tutto il mondo, soddisfatti dei nostri prodotti e dei nostri servizi di consulenza e progettazione.
Dicono di noi...

Da LED Italy abbiamo trovato la competenza e la disponibilità che ci hanno permesso di individuare con sicurezza il prodotto più idoneo per realizzare i nostri progetti.
Uno staff attento e preparato ci ha seguiti dall’elaborazione dell’idea iniziale, fino alla consegna dei prodotti.
Grazie quindi a tutto lo staff! Andate avanti così!

Arch. Paolo Giunta

Siamo soddisfatti degli ordini realizzati da LED ITALY e della vostra flessibilità nelle specifiche.

D. Santinelli

Il contatto con LED ITALY è stato positivo fin da subito, in termini di assistenza e consulenza nell'individuare il prodotto più idoneo all'applicazione.
Anche sul campo per ora il prodotto sta rispondendo bene anche se è passato poco tempo dalle prime installazioni.

S. Manicardi

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