
Marco Miglioli: progettare la luce significa interpretare l’architettura
Dalla scenografia teatrale al lighting design, il fondatore di ArchiLight Studio riflette sul rapporto tra luce e percezione, sulle opportunità della tecnologia LED e sulla responsabilità del progetto illuminotecnico.
MASTER OF LIGHTS | LED ITALY
Illuminare un’architettura significa decidere come verrà percepita. La direzione della luce, la sua intensità e il rapporto con l’ombra possono modificare la lettura dei volumi, evidenziare le caratteristiche dei materiali e stabilire nuove gerarchie spaziali. Durante le ore notturne, quando viene meno la luce naturale, queste scelte diventano ancora più evidenti: ogni edificio può essere interpretato attraverso ciò che si decide di mostrare o lasciare nell’ombra.
È questa la visione che guida il lavoro di Marco Miglioli, architetto e lighting designer di ArchiLight Studio, protagonista di un nuovo appuntamento di Master of Lights, la rubrica di LED Italy dedicata alla cultura del progetto della luce.
Dalla scenografia al lighting design
La formazione di Miglioli inizia all’Accademia di Architettura di Mendrisio, dove si laurea nel 2008 dopo aver studiato con Peter Zumthor e Mario Botta. Il successivo interesse per la scenografia lo porta alla Scala di Milano, dove entra in contatto con il mondo dell’illuminazione teatrale.
È un’esperienza che influenzerà il suo approccio alla progettazione della luce. Dal teatro passa all’architettura, lavorando su musei, edifici religiosi e spazi collettivi e collaborando per diversi anni con Ferrara Palladino Lightscape, prima di proseguire l’attività attraverso il proprio studio.
La componente scenografica rimane presente nel suo lavoro, attraverso una particolare attenzione alla capacità della luce di orientare lo sguardo e costruire la percezione dello spazio.
La luce come interpretazione dello spazio
Per Miglioli, il punto di partenza di un progetto illuminotecnico è la comprensione dell’architettura.
La luce permette di selezionare gli elementi sui quali concentrare l’attenzione, accentuare una profondità, restituire la trama di una superficie oppure modificare il rapporto visivo tra un edificio e il suo contesto.
Il progetto diventa quindi un esercizio di interpretazione, nel quale gli strumenti tecnici intervengono per tradurre un’intenzione spaziale.
Questa impostazione assume particolare rilevanza negli edifici storici. Illuminare una chiesa romanica, caratterizzata da aperture contenute e da un rapporto misurato con la luce naturale, richiede un approccio differente rispetto a un’architettura barocca, dove il contrasto luminoso è parte del linguaggio compositivo.
L’obiettivo è comprendere il carattere dell’edificio prima di intervenire, evitando soluzioni scenografiche che rischiano di alterarne la lettura.
Tecnologia LED: più possibilità, maggiore responsabilità
L’evoluzione del LED ha ampliato considerevolmente le possibilità del lighting design. Sorgenti compatte, ottiche precise e sistemi di regolazione sempre più sofisticati consentono di controllare intensità, distribuzione e caratteristiche cromatiche della luce con una flessibilità difficilmente raggiungibile in passato.
Miglioli individua però una contraddizione in questa evoluzione.
La possibilità di modificare numerosi parametri anche dopo l’installazione può favorire un approccio meno rigoroso nella fase preliminare. Il rischio è affidarsi alla regolazione successiva, riducendo il tempo dedicato alla definizione delle scelte illuminotecniche.
La disponibilità di strumenti avanzati, dunque, non garantisce automaticamente la qualità del risultato. La tecnologia amplia le opportunità del progettista, ma richiede una visione chiara degli obiettivi.
Parallelamente cresce l’attenzione alla sostenibilità dei sistemi, alla possibilità di sostituire le sorgenti e alla ricerca su nuove forme di illuminazione, tra cui materiali fosforescenti e fenomeni di bioluminescenza.
Progettare per le persone, interpretare i luoghi
Un altro cambiamento significativo riguarda la crescente attenzione agli effetti della luce sulle persone.
Negli spazi di lavoro, dove la permanenza è prolungata, la qualità dell’illuminazione deve essere valutata considerando l’apporto della luce naturale, il controllo dell’abbagliamento, la distribuzione delle luminanze e le condizioni dell’intero ambiente visivo.
Nel settore dell’hospitality, Miglioli distingue invece tra gli ambienti nei quali prevale una funzione scenografica, come alcune aree di rappresentanza, e quelli destinati al riposo e al benessere, dove diventano fondamentali il comfort e la possibilità di adattare la luce alle esigenze individuali.
I sistemi di controllo consentono oggi di modulare l’illuminazione durante la giornata, introducendo una dimensione dinamica che richiede un confronto sempre più stretto tra lighting designer, architetti e specialisti di altre discipline.
Questa integrazione riguarda anche il rapporto tra luce e costruzione. Nei progetti contemporanei, gli apparecchi possono essere studiati insieme agli elementi architettonici fin dalle prime fasi, attraverso soluzioni personalizzate che riducono la presenza visiva dei componenti tecnici.
Il punto centrale rimane la capacità di leggere le caratteristiche dello spazio e le esigenze di chi lo utilizza.
Nella visione di Miglioli, la progettazione della luce trova il proprio valore proprio in questo equilibrio: utilizzare le possibilità offerte dalla tecnologia per costruire una lettura consapevole dell’architettura.




